Parliamo del Silmarillion!
Genere: Mitopoietica, Fantasy, Epica
Editore: Bompiani, marchio di Giunti Editore Spa
Traduzione: Franceso Saba Sardi
Curatore: Christopher Tolkien, Marco RespintiP
Prezzo di copertina: 13,50€
Pagine: 682
Brossura
Devo ammettere che sono sempre stato curioso di cominciare la saga del Signore Degli Anelli e ho sempre creduto che la sola trilogia non mi bastasse, avevo il profondo desidero di approfondirne la storia perché credevo che meritasse di essere approfondita e così, ho preso la decisione di cominciare questo viaggio proprio dell'ambientazione e dalla mitologia su cui pone le basi la storia narrata all’interno della famosa trilogia, ho voluto seguire quasi una sorta di ordine cronologico degli eventi.
Leggendo il Silmarillion si scopre come la scenografia dove si svolgono le gesta narrate all’interno del Signore degli Anelli è ricchissima di connessioni e interconnessioni con presente, passato e futuro, d’altro canto, questo è scritto come un vero e proprio libro di epica, di creazione, di genesi mitologica, e ad un certo punto sarà normale tra le righe delle pagine finali, leggere di un anello e di una certa compagnia…
Il Silmarillion prende dunque le fattezze di un testo di epica, d’altronde è definito come una Mitopoiesi, cioè è un libro di fantasia che genera veri e propri “miti”, e in questo caso l’autore ha un interesse specifico nel partire dal principio, per fondare le vere e proprie fondamenta del suo mondo.
“Esisteva Eru. L’Unico, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, Coloro che sono santi, progenie del loro pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata.”
Comincia quindi dalla creazione delle terre di Arda, passando attraverso le peripezie degli Ainur e dei Valar per giungere infine a quelle degli elfi immortali, dei nani e degli umani, di tutti i figli di Eru, l’Unico.
Il nome Silmarillion, poi, deriva dai Simaril, tre gioielli di immensa bellezza e incommensurabile valore, intorno cui girerà gran parte della storia narrata, ed è facile capire il perché, questi Silmaril sono irriproducibili, forgiati da sapienti mani elfiche e contengono la Luce degli Alberi di Valinor, questi, eretti nientemeno che della Regina della Terra Yavanna; i Simaril, così unici e potenti, vengono addirittura incantati dagli stessi Valar - i veri e propri dèi di Arda - affinché nessun mortale, nessun impuro e nessun essere malvagio possa toccarli, a meno di rimanere per sempre storpiato.
Infine, da ex musicista, scoprire che tutto viaggia intorno ad armoniche melodie celesti, e come la Musica degli Ainur sarà il movente, e dunque il motivo di ogni cosa, mi ha emozionato.
L’opera viene poi corredata, all’interno, di una tavola genealogica per seguire tutte le catene dinastiche delle più importati famiglie di capi e condottieri e di una bellissima mappa che riporta il Beleriand e le terre del Nord.
Tolkien
- ma velo devo dire io? - scrivendo quest’opera d’arte, si supera. Lui non si accontenta
di descrivere narrativamente e bonariamente le avventure e disavventure di
questi poveri cristi a spasso su questa Terra, no, lui scrive una vera e propria
Bibbia della Terra di Mezzo, lui descrive, quasi come se fosse un profeta, la
creazione, ovvero la realizzazione materiale di quel mondo fantastico, ma non
gli basta, perché dopo aver creato un mondo coerente, dopo aver letteralmente
dato vita a questo Big Bang fantastico, lui, ci crea insieme pure una lingua…
lui dà la luce alla lingua elfica, il Quenya, a cui ha lavorato fino al 1973,
anno della sua scomparsa.
Io, in tutta sincerità, trovo davvero difficoltoso poter parlare di questo libro, non che sia difficile, ben intesi, si legge con un po’ di pazienza e una buona concentrazione, la traduzione di Francesco Saba Sardi, poi, è meravigliosa e unica, un’opera d’arte nell’opera d’arte, ma restituisce una lettura che può essere difficile da digerire, non che sia un poema epico scritto in versi, ma è quasi tecnico, con parecchi picchi di elevata solennità. È un testo spesso aulico, alto, superiore, che può certamente risultare di difficile comprensione ad una lettura distratta. Ad esempio, io mi vergogno un bel po’ nel dire che ho portato a termine la lettura di quest’opera in quattro mesi, anche perché non ne avevo capito l'importanza, né la bellezza. L’ho scritto poco più sopra, questo non è un libro, è un’opera d’arte, questa è poesia, è un qualcosa che esula dalla parola “libro”.
Ora però, arrivo al punto in cui scrivo che questa non può essere una recensione sul Silmarillion, è per forza una chiacchierata e nulla più, sono quattro pensieri, scritti in maniera che possano essere quanto meno comprensibili, giusto per incuriosire chi può apprezzare e per fare un po’ di divulgazione, anche perché, che fai, recensisci la Commedia di Dante? O i Sepolcri di Foscolo?
Insomma, per me, il Professor John Ronald Reuel Tolkien ha creato un’opera d’arte moderna che non si può recensire, si può studiare, ma se non si hanno - come me - gli strumenti adatti per studiare un’opera del genere, se ne può solo parlare, d’altronde credo lo studio della stessa prevederebbe un libro altrettanto fitto e spesso atto ad analizzare - non recensire - la vita dell’autore, i suoi riferimenti, le sue conoscenze, le sue esperienze, insomma, tutto ciò che ha portato alla realizzazione di quest’opera e si suoi significati, da quelli più superficiali a quelli più intriseci, intimi, e tutto questo non può né stare i una pagina di Wikipedia e né, tantomeno, in una pagina di un blog qualsiasi che parla di libri.
E anzi, se qualcuno conoscesse un bel saggio sul Silmarillion, beh, me lo presenti.
Ora provo davvero a concludere, ci provo perché credo, come poco sopra scritto, che sia impossibile condensare tutte le sensazioni provate leggendo questo libro in una paginetta destinata all’internet, consiglio quindi questo libro a chi vuole approcciarsi al mondo delle Terre di Mezzo ed è interessato alla loro storia e alla loro genesi, ma non lo consiglio a tutti e questo perché leggo, in maniera sempre più frequente e sempre in questo bel posto che è l’internet, di chi si approccia alle letture di questo autore un tantinello ad cazzum, e certo, può annoiare, e può essere molto lento procedere con la lettura, perché si incappa in una scrittura particolarmente descrittiva e un po’ prolissa, ma se sai che mal sopporti quel genere di scrittura, perché approcciarlo? Va da sé che lo abbandonerai dopo neanche 100 pagine, è matematico, capisco i gusti ma poi dire che Tolkien è sopravvalutato, lento, noioso e brutto. Anche no, dai. Certo, questo lo si può dire anche di gradi autori, ma poi si fa a fatica a riacquistare una certa credibilità se ad un certo punto - ipotetico interlocutore - mi spari là che un libro che ha gettato le basi di una cultura, scritto da un esimio professore e tradotto da grandissimi interpetri, sia brutto e scritto male.
“Dante è brutto, Leopardi è deprimente, Pavese è noioso” per citarne alcuni, e io non posso far altro che risponderti “si, ok” cercando di non far notare lo sguardo imbarazzato sul mio volto. Anche no, dai.
Quindi, per finire, consiglio la lettura di quest'opera (e di quelle a venire dello stesso autore) a chiunque, ma non a tutti. Le consiglio a chi ha sensibilità per apprezzare una scrittura del genere, a chi ha fantasia per capire la bravura e la genialità dell’autore, e a chi umiltà di dire, nel capire che se quest’opera non ti è piaciuta, non è semplicemente nelle tue corde, senza dover per forza sciorinare improperi all’autore o al traduttore.
Ben intesi, questa non è un’opera difficile e sono convinto che sia veramente adatta a tutti, anch'io alla fine ho un po’ sofferto nel leggerla, ma è dopo averla finita che ne comprendi davvero la bellezza, il mio è stato un vergognoso tira e molla di quattro mesi che mi ha infine portato all’adorazione di tutto, di come è scritta, di quello che descrive, di come lo descrive, è la fantasia portata all’ennesima potenza condita da un linguaggio solenne che ti fa ancor più legare alle pagine, come se stessi leggendo il libro segreto di un antico profeta, è alla fine che se ne comprende bellezza.
Non lo consiglio a chiunque ma lo consiglio a tutti.
Quest’opera è un Silmaril, brilla di luce propria.
Fate la vostra scelta.
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