Parliamo della "Prima fondazione"!
Titolo alternativo: Cronache della Galassia, Fondazione
Genere: Fantascienza, High Sci-Fi
Editore: Mondadori presso la sua collana Oscar Draghi
Traduzione: Cesare Scaglia
Pagine: 208 (edizione in foto)
Brossura (edizione in foto)
1951
Prima apparizione in Italia: 1963
Innanzitutto, dico subito che ho aspettato tanto a leggerlo perché volevo ripulirmi dalla prima dilogia prequel, che essendo stata scritta dopo la trilogia originale, è naturalmente scritta da un Asimov diverso, e quindi ho deciso che per godermi appieno il primo volume della trilogia della fondazione dovevo farmi una bella pausa ricostituente.
Ora facciamoci quattro chiacchiere sulla prima fondazione.
L'ho trovato un romanzo intenso, non a livello emotivo come i prequel, ma a livello di fatti e azioni.
Comincia raccontandoci degli psicostorici, di Hari Seldon e Gal Dornik e non è possibile non ricordarsi dei preludi a questo punto, con una certa commozione e un po’ di pelle d’oca, perché è stato come ritornare indietro nel tempo e ritrovare un vecchio amico con cui sei stato bene, ed è stato molto bello.
Dopo di ciò, il libro viene spezzettato in archi temporali che si rifanno alle Crisi Seldon.
Non c'è rischio di spoiler. All'inizio incontriamo il nostro Hari come un arzillo vecchietto pronto alla morte e questa difatti sopraggiunge rapidamente, come d’altro canto la crisi dell'impero ipotizzata dallo stesso.
Cos’era questa psicostoria?
Nel ciclo della Fondazione, questa materia frutto di una vita di ricerche dagli psicostorici e dallo stesso Hari Seldon conduce allo studio statistico della storia dell'umanità, con previsioni matematiche sella storia dell’impero e dell’umanità.
L’impero infatti ha già segnato la sua fine e comincerà inesorabilmente a crollare dalla periferia con la triste promessa di triste periodo buio, dove non faranno che susseguirsi di guerre, assassinii, ignoranza, morte e distruzione, sarà a questo punto compito dei futuri psicostorici conservare il frutto della scienza umana affinché questo devastante periodo di transizione duri il minimo possibile.
A questo punto entrano in gioco le crisi Seldon, teorizzate dallo stesso psicostorico prima della sua morte, forniranno le tappe per ricostruire dalle sue ceneri l’impero galattico e perché questo avvengo, tali crisi dovranno essere risolte.
Ecco allora i barbari che tenteranno di conquistare possedimenti, la lotta tra potere temporale e potere spirituale e le inevitabili crisi economiche e mercantili.
Questo romanzo è un capolavoro dove ogni frase conta e ogni evento è importante, dove una tela cervellotica che non riesci a identificare ti imbriglia e capitolo dopo capitolo si alterna diventando a tratti più fitta e a tratti più lasca, con eventi conclusivi geniali e studiati con millimetrica precisione, dove nulla è lasciato al caso e i dialoghi arrivano ad essere davvero intensi.
Spesso si legge, quando si tratta di Asimov e la sua Fondazione, che l'autore trae spunto dalla caduta dell’Impero Romano e io mi sono chiesto, come è possibile? Eh, niente, leggendo il primo della trilogia ci si accorge benissimo dei parallelismi, degli eventi scatenanti e delle soluzioni attuate.
È una lettura che ho apprezzato tantissimo nonostante abbia letto per prima la dilogia prequel, una lettura che mi ha trascinato e fatto provare emozioni, una lettura chiara, semplice, essenziale ed intuitiva.
Non vedo l'ora di cominciare il successivo "Fondazione e Impero", e mi sto già pregustando qualcosa di tanto bello quanto epocale.





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