Parliamo de "L'uomo stocastico!"
Genere: Fantascienza, Sci-fi, FantaPolitica
Editore: Mondadori attraverso la sua collana Urania, 4 gennaio 1976
Traduzione: Lella Cucchi
Prezzo di copertina: 600 lire
Pagine: 184
Brossura
1975
In Italia dal 1976
Come chiamate un romanzo che avete finito in neanche 6 ore e che vi ha tenuto incollato dalla prima pagina, dalle prime parola? Come lo chiamate un romanzo che vi ha completamente risucchiato nel vortice delle sue parole e nei suoi avvenimenti come un maelstrom?
Io non riesco a non chiamarlo capolavoro di genere.
L'uomo stocastico di Robert Silverberg per me entra di diritto nei capolavori della fantascienza mondiale.
Robert Silverberg, in una prosa appassionante e grazie ad una traduzione magistrale, ci porta attraverso gli occhi dello stesso protagonista, nella vita di Lew Nichols, un uomo dotato di un particolarissimo intuito, o meglio, potere? Attraverso la stocasticità - lo studio della casualità - può - con un discreto successo - prevedere il futuro. Ebbene, cosa succederà se si metterà ai servizi di un astro nascente della politica americana? E se nella sua vita dovesse incontrare un mentore, e cioè un altro uomo dotato si delle sue stesse capacità, ma evolute col tempo?
Silverberg nel ‘76 immagina il futuro dei primi anni 2000 e questo ha un che di profetico, di predittivo, e forse ha anche un qualcosa di inquietante, considerato il tema del romanzo.
Io non voglio di spoilerarvi nulla, sono a vostra disposizione se vi va di parlarci un po'😏.
La lettura è veloce, succosa e piena, se volete un parallelo culinario, è come addentare un bel cosciotto di pollo appena uscito dal forno, consistente, succoso e non se ne ha mai abbastanza. (Allunato cazzo fai? ora ci fai venire fame!)
Silverberg è colto e geniale e questo lo si capisce da come, con una curata nonchalance, passa dal parlare di orge e universi paralleli alla storia di Roma, senza che il lettore avverta forzature o stacchi tematici, con una continuità disarmante.
Questo romanzo è un classico della fantascienza, ma non ci sono alieni, non ci sono viaggi nel tempo, non ci sono astronavi impazzite, non ci sono pianeti da scoprire, non ci sono intelligenze artificiali belligeranti, non c’è un impero da sconfiggere e una razza umana in pericolo, c’è solo un uomo che vive circa 30 anni nel futuro capace di qualcosa di insolito, che si vota dapprima al guadagno e poi ad un futuro migliore: è un romanzo di fantapolitica.
È un romanzo cervellotico che per sua natura ti induce a domande sul destino, sul presente, sul passato e sul futuro, cos’è il libero arbitro? Esiste o siamo tutti in balia di un destino che viene scelto per noi dalla notte dei tempi? La nostra vita è un binario che percorriamo fino ad una certa altezza o possiamo essere davvero gli artefici della nostra sorte?
È un romanzo più profondo di quanto si pensi, è un romanzo che ti resta dentro e che ti emoziona, dà la speranza e la possibilità di un futuro migliore, dà la certezza che per quanto le cose si possano mettere male, c’è sempre qualcuno che lavorerà incessantemente per risolverle.
È un romanzo di cui parlerei per ore, quindi, basta così.
Parliamo invece della questione tagli.
Vi ho già accennato come Urania a quel periodo tagliasse i romanzi per farli entrare nei limiti pagina imposti e il povero Silverberg non è da meno. L’edizione che vi ho portato oggi è l’edizione “da rivista”, null’altro che un insieme di racconti usciti periodicamente in America su riviste di genere, una versione del romanzo riarrangiata dallo stesso autore per essere pubblicati su rivista e ciò non è neanche troppo male considerando che sono tagli “approvati” dallo stesso autore, fatto sta che il vero romanzo però, la versione integrale dell’Uomo stocastico, è ancora ad oggi inedita in Italia.
Generalmente, spulciando su internet, si legge che in linea di massima tutti i romanzi pubblicati negli anni '50 e '60 erano “tagliati” a meno che non fossero o molto brevi, o non avessero accennato alcun contenuto sessuale o politico. Se queste tre ipotesi non erano soddisfatte, si tagliuzzava più o meno drasticamente.
A imporre i “tagli” non erano tanto e solo i curatori della collana, i tagli di tipo sessuale e politico erano direttamente imposti al minimo accenno di polemica politica o di tensione erotica.
Ad ogni modo, però, in quel periodo spesso in USA si usava che un romanzo uscisse sia in volume che in maniera condensata in rivista, oppure prima esordiva in rivista e poi veniva ampliato in volume.
Questo spiega dell’edizione rivista di Silverberg, semplicemente Urania preferiva spesso acquistare edizioni rivista piuttosto che quelle in volume.
Voci dicono che per questo fatto lo stesso Silverberg si irritò non poco proibendo al suo agente di vendere opere a Mondadori.

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