Parliamo di Defrag!
Genere: Narrativa contemporanea italiana, Urban fiction, Romanzo di formazione
Editore: Streetlib, Autopubblicato
Prezzo di copertina: 13,99€ Non indicato
Pagine: 262
Brossura
Defrag è un romanzo intimo e il protagonista è un romantico eroe moderno.
“Lacerato per costituzione, Marco ha infilato un dito in culo alla vita più a fondo di tutti quelli che crede di conoscere, ma giocare sempre da fuori ha avuto un prezzo.”
Ho trovato quest’opera originale, ma non per quanto riguarda la classica storia della vita del “giovane sregolato” ma per come si scandaglia in profondità questa vita - esatto, proprio come quel dito nel culo di sopra - e seppur di questa vita non se ne conosca una buona parte, io l’ho trovato un originalissimo romanzo di formazione perché altro non fa che seguire l’evoluzione di un ragazzo dalle scuole superiori all’età adulta, e questo può sembrare banale, se non per il fatto che è la stessa narrazione ad essere lacerata, scomposta e frammentaria, come Marco.
Il romanzo è suddiviso in capitoli che prendono il nome di Cluster, questi sono randomicamente ordinanti in modo da rendere chiara l’idea di un dissidio interiore. Quelli che si leggono quindi, non sono altro che spezzoni di una vita disordinata e stracciata che agogna l’essere rimessa in ordine, è la storia di un personaggio in balìa della propria anima e dei suoi attriti, è la storia di un personaggio alla continua ricerca di scappatoie, che siano esse in cose o in persone.
Lasciamoci ora aiutare da un parallelo informatico, da Wikipedia sappiamo che “la deframmentazione è un'operazione di ottimizzazione dell'archiviazione dei dati nella memoria di massa di un computer. Consiste nel ridurre la frammentazione esterna dei file presenti sulla memoria stessa ristrutturandone l'allocazione e facendo in modo che ciascun file risulti memorizzato in una zona contigua dal punto di vista fisico, permettendo così di ridurre drasticamente i tempi di accesso e lettura dei file.”
Il personaggio opera su sé stesso una deframmentazione, cerca cioè di “ricollocare” quei ricordi e quelle esperienze che lo rendono l’uomo è che oggi e l’uomo che sarà alla fine di tutto. Quest’opera è un intimo, tortuoso e ripido cammino alla fine del quale forse incontreremo un protagonista più maturo, vero, una persona migliore, sempre che sia interessato a diventarlo.
È interessante aprire una piccola parentesi sui ricordi “giusti”, ebbene, i ricordi giusti non sono solo quelli banalmente belli e felici, ma sono anche quelli peggiori, le crisi di panico, gli sbagli e le lezioni giustamente impartite dalla vita, e di lezioni questo libro ne è pieno. Tutti i ricordi e tutte le esperienze fanno della persona adulta ciò che è. D'altronde non siamo altro che un mosaico di tutto ciò che ci capita…
Il romanzo è autoconclusivo con chiusura circolare, significa che parte da un temporalmente determinato cluster/ricordo e finisce con un cluster/ricordo temporalmente vicino a quello iniziale, in questo modo l’autore ci rende partecipi della scalata evolutiva del personaggio che si svolge all’interno di un cervello fatto di pensieri, di ricordi confusi come un incoerente ma metodico flusso di coscienza che ci accompagna alla scoperta di Marco attraverso le sue scelte, i suoi spiriti che lo tormentano, i suoi attacchi panico, i suoi orgasmi, i suoi pugni, i suoi affetti, le sue boccate di sigaro e finisce quasi che a Marco ci si affeziona pure…
La scrittura è fluida, l’autore riesce a farsi capire e a rendere fruibile il libro nonostante la conflittualità e la confusione che ne permeano i capitoli, capitoli crudi, realisti, descrittivi nella migliore maniera della mente di una persona che non esiste, Marco è un personaggio di fantasia che vive a Torino e leggendo il romanzo, sembra di viverla questa Torino degli anni 2000, sembra di stare là, con la gioventù Xennial, caotica, sempre sull’orlo del precipizio.
Una particolare peculiarità che rende questo romanzo originale sono i riferimenti musicali e viene quasi da chiederti “Perché no? Ma perché non la cerchiamo ‘sta canzone?” e magari ti vien voglia anche di schiacciare il tasto play e magari la ascolti mentre navighi di cluster in cluster, e magari, il tutto ti piace anche un bel po’.
Ah. Quasi dimenticavo, perché all’inizio l’ho definito “eroe moderno”? Perché proprio come un classico eroe cavalleresco che sconfigge e domina mostri e demoni, Marco lotta per dominare e sconfiggere i suoi personali mostri e demoni, quelli che ha nella testa, quelli che sembrano addirittura più reali di qualsivoglia drago e basilisco, e per sapere se ci riesce o meno, beh, non vi resta che cominciare questo viaggio e scoprire questa bellissima Opera Prima di un autore che spero torni presto a irretirci con le sue parole.

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