Dylan Dog letti a Marzo 2021!

 

Ed eccoci di nuovo qua a parlare dell’Indagatore dell’Incubo, so che è passato molto poco tempo dall’ultima volta - meno di una settimana - ma mi premeva cominciare a parlare seriamente delle sue uscite periodiche e lo volevo fare, come mi sembra giusto che sia, con cadenza mensile, con non più di due post al mese, uno per le uscite regolari e uno per il “resto” (= arretrati, cartonati et similia).

Con questo post voglio quindi inaugurare la rubrica dedicata alle uscite di Dylan Dog; ma Allunato, ce ne era bisogno? No. Quindi perché lo fai? Perché prima di tutto sono L’Allunato, sono una voce che si aggiunge al coro, magari stona o magari intona, e parlo di ciò che mi piace, e poi perché sento di avere gli strumenti per comprendere ciò di cui andrò a parlare, ed infine perché è un fumetto che sto sempre più apprezzando, è anche per questo che sento il viscerale bisogno di parlarne e di condividere i miei pensieri, ne ho bisogno perché credo che relegare certi albi alla sola lettura non basti, sia riduttivo, bisogna pensarci per eviscerarne il significato, e per fissare i pensieri ci corre in soccorso scrittura, la scrittura ha insita in sé la pubblicazione e a sua volta la pubblicazione conduce alla lettura altri utenti, utenti che a loro volta la penseranno anche in maniera diversa e apporranno il loro contributo con altre idee e con altri pensieri.

Nei limiti della conoscenza, è attraverso la diversità di pensieri e opinioni che si cresce.

Perciò, ora, dopo questo preambolo emotiveggiante è il momento di passare in rassegna le letture di marzo 2021 di Dylan Dog.

La prima alla quale mi sono approcciato è il Color Fest n.36 “Mister Punch” di febbraio 2021; 96 pagine, 5.50€; questo a differenza del n.35 contiene una sola storia:

Mr. Punch. Soggetto e sceneggiatura: Giovanni De Feo; Disegni, colori e copertina: Giulio Rincione.

 

Ebbene, un intero albo dell’Indagatore in mano a De Feo e Rincione. Una garanzia ASSOLUTA.

La storia di De Feo è salda e scorrevole, si legge con facilità e non manca di completezza, organicità e originalità, non a caso dallo stesso Recchioni è stato definito “uno dei padri nobili del nuovo fantasy italiano”, e si vede, si vede benissimo.

La vicenda narrata sotto ai disegni insedia le sue radici nel folklore, Mr. Punch infatti non può essere nient’altro che il Pulcinella della commedia dell’arte italiana, ma in Inghilterra - dove ricordiamo essere ambientato Dylan Dog - si caratterizza come personaggio negativo, quindi, in completa antitesi al nostro Burattino, viene reso capace di perfide malefatte che porteranno per forza di cosa a giuste e terribili punizioni, dalle quali però riuscirà sempre a sfuggire facendosi addirittura beffa delle stesse istituzioni che avevano il compito di punirlo, in questa storia Punch viene altresì caratterizzato come il “mostro” della situazione, come tradizione anglosassone vuole, ma De Feo traspone tutto in una chiave mistico-onirica che fonde realtà al sogno, all’incubo, all’orrore cosmico.


Punch non è più il simbolo della malvagità e del male, Punch È il male.

Punch, questa entità malvagia che si nutre di anime e attenzioni, nella storia del De Feo è reso con una profondità pazzesca e una carica mistica oltre ogni concezione e i disegni del Rincione non possono far altro che calzare a pennello su una incredibile storia del genere, disegni capaci di dare ad un racconto già ricco di suo, ancor più ricchezza, caratterizzazione, profondità e sentimento, con un fantastico uso delle tonalità: come se non bastassero frasi o pensieri a metterti ansia o agitazione, arrivano i colori, arrivano i disegni, i particolari… una tracotanza cosmica, mistica ed emotiva da lasciare senza fiato.


Finire di leggere questo albo è come ritornare in superfice dopo essersi immersi nelle profondità dell’oceano: è bello tornare a respirare l’ossigeno ma guarderai sempre la superfice dell’acqua con la voglia di reimmergenti perché chissà quante altre meraviglie ti rimangono da scoprire…

Perché ora - permettetemi ‘sta digressione - una delle cose che mi piace di DYD è come le sue storie, quelle belle, ricche, proprio come questa, si possano leggere su più livelli, e questa storia si può leggere con un’altra chiave di lettura, oltre a quello dell’orrore cosmico che ho proposto, si affaccia quella dell’amicizia, della più sincera e fraterna amicizia, quella per il quale si farebbe di tutto.

Basta. Che altro dire di quest’albo? Leggetelo, è ancora disponibile nelle edicole fino all’8 maggio e si può ordinare anche sul sito di Bonelli.

Ripeto, leggetelo, così mi aiuterete anche a rispondere ad una domanda grossa come una casa che mi porto appresso dalla fine lettura di questa storia, ma questo è insito nella natura del Dylan, far nascere dentro di te una domanda a cui si può rispondere in molte maniere e tutte completamente diverse.

 

Passiamo ora alla seconda lettura, il Maxi OldBoy n.43 o equivalentemente, nella nuova nomenclatura, l’OldBoy n.5 di febbraio 2021, con la copertina di Raul e Gianluca Cestaro; 194 pagine, 6.50€; composto da 2 storie in bianco e nero:

1.            Il giornale dei misteri. Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe De Nardo; Disegni: Luigi Siniscalchi e Sergio Algozzino.

2.            Casanova. Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco; Disegni: Maurizio Di Vincenzo.

Qui devo ammettere che ho preferito la prima storia piuttosto che la seconda, ma si tratta puramente di gusto personale, questo non toglie che siano entrambe dei racconti coi fiocchi. Alla fine della lettura mi sono sentito pieno di quel senso di soddisfazione che hai quando si passa del bel tempo in compagnia di una bella storia, divertente e intrattenente.

Ça va san dire questo è l’albo speciale di San Valentino e quindi aspettatevi storie dallo sfondo amoroso, che sia un essere multidimensionale che cerca la sua anima gemella o uno spietato serial killer dalla spiccata capacità nel camuffarsi, queste storie presentano però sempre qualcosa di più profondo, un’altra chiave di lettura, quella alla quale si perviene dopo aver superato gli strati superficiali, quella che ho trovato io è una sorta di trattato sulla diversità, se nella prima storia la diversità è vista come un male, qualcosa di cui avere paura, qualcosa dalla quale nascondersi; nella seconda è un mezzo per perpetrare i propri ignobili gesti e scopi, è una diversità falsa, meschina, pare quasi che il messaggio di questa storia miri a mettere in guardia sui trasformisti, su chi vuol farsi vedere per quello che non è, su chi mostra tante facce tutte diverse…

Mi sento però di dover ripetere che per puro gusto personale ho referito la prima storia perché innanzitutto è un filino più ironica, ha un non-so-che di “esplorazione dimensionale” che a me piace tantissimo, e poi mi ha dato la sensazione di essere scritta tipo quei film fantascientifici americaneggianti un po’ retro col narratore onnisciente fuoricampo, e poi ho trovato che spezzare più volte la narrazione con le pagine di un giornale locale che parla del fantastico e dei misteri paradossalmente aiuta ancor di più ad addentrarsi nella storia, a rendere più omogenea e completa l’ambientazione e più coinvolgente l’esperienza di lettura. Una chicca. 

Mentre della seconda storia invece mi ha colpito un senso del gusto e del noir sempre americano, un po’ classicheggiante, a radici italiane, mi ha ricordato un non-so-che dei vecchi Dylan letti di recente, con una storia che avrà a che fare con un eterno ritorno, con un conto in sospeso millenario vecchio quanto il tempo. Molto bello. 


 

L’ultima lettura, ma non quella meno importante, è quella della serie regolare, dico che non è meno importante perché è un albo che mi ha risollevato dalle delusioni dei precedenti due, che ho trovato certamente carini, ma carenti, senza mordente, che si limitavano a raccontare una storia chiaramente misteriosa e… ok. Qui invece mi sono divertito un sacco, e anche un po’ inquietato, che dire, magnifico!

Dylan Dog n.414 “Giochi Innocenti”; soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato; disegni: Paolo Martinello; copertina: Gigi Cavenago del febbraio 2021, 98 pagine, 3.90€.

Eccola qua, la storia che cercavo, quella capace di farti rabbrividire ma allo stesso tempo incuriosire, quella capace di lasciarti basito dai disegni e senza parola dai cliffhanger. Una storia tanto semplice ma così complessa da lasciarti alla fine di essa al contempo spaesato, soddisfatto, felice e confuso.

Lo devo dire? Ebbene, via, diciamolo. È una storia bella, curiosa, stimolante e si legge molto bene, è scorrevole e neanche troppo complicata, si hanno tutti gli strumenti per capirla e se dovessero mancare, beh leggere un paio di arretrati dovrebbe bastare, ma mi sono reso conto che non è necessario, o meglio, solo se si vuole approfondire un personaggio e la relazione che  Dylan ha con esso, altrimenti la storia può essere un buon stand alone, sebbene regali un bellissimo finale stra-aperto con un’enormità di possibili sviluppi futuri, speriamo che questi vengano sfruttati in maniera degna per dare la giusta importanza e il giusto valore ad una storia del genere.

Menzione speciale per i disegni: ASSURDI. Lascio le foto parlare per me, ho parlato già troppo… ho la gola secca.
















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