Parliamo del Preludio alla Fondazione!

Genere: Fantascienza, High Sci-Fi

Editore: Mondadori OscarVault presso la sua collana Oscar Draghi

Traduzione: Piero Anselmi

Pagine: 518 (edizione in foto)

Brossura (edizione in foto)

 

Con questo capolavoro nella fantascienza moderna io ci tengo a fornire sin da subito una sorta di modus operandi per quel che riguarda la trattazione delle saghe letterarie, ovvero per quei libri che poi confluiscono in un unico ciclo, come può essere quello della Fondazione di cui oggi cominceremo a parlare, o magari il Ciclo di Dune, o la trilogia del Signore degli Anelli, o la Ruota del Tempo, insomma, una grande storia spalmata nell’arco di più libri.

Per quanto mi sarà possibile, dunque, cercherò di scrivere e condensare le mie impressioni di lettura in poche righe, in modo poi da fornire un pensiero più lungo, succulento, succoso e articolato alla fine della lettura di tutto il ciclo, perché magari il primo libro può essere gran figo, ma il terzo è noioso e lento e l’ultimo magari può divenire fonte di preziosi e nobili insegnamenti.

È alla fine di tutto - come credo giusto che sia - che si devono tirare le somme, se tutto il mix di eventi, fatti, pensieri, sensazioni, insegnamenti è stato bello, allora la lettura è stata utile e di pregio nonostante il libro a metà noioso e pesante come la palla di un cannone al piede - d’altro canto è pure il libro noioso a fare la storia - se invece alla fine della saga ci siamo trovati senza niente, senza nessuna emozione, senza nessun bel ricordo se non annoiati e inviperiti a causa di azioni, buchi di trama e comportamenti dei protagonisti, allora a quel punto si potrà ben dire che il gioco non vale la candela.

L’importante per me è avere una visione d’insieme, d'altronde né una rondine né un giorno di sole fan primavera.

 

Ora, cosa c'è da dire sul Preludio alla Fondazione? La lettura del primo volume della eptalogia (o settologia) della fondazione mi ha lasciato assolutamente senza fiato, è stata una lettura meravigliosa, quasi attuale, con un ritmo che può sembrare agli inizi lento e descrittivo ma il punto di non ritorno si attraversa facilmente e senza neanche accorgersene si viene trascinati in un ritmo frenetico e ricco d’azione.

Isaac Asimov scrive tre cicli, quello dei Robot, quello dell’Impero e quello della Fondazione, quest’ultimo, a sua volta, è suddiviso in un trilogia “originale” e due dilogie postume, una prequel (1988, 1992) e l’altra sequel (1982, 1986) e sono state scritte dallo stesso autore per collegare i Cicli sopra citati alla stessa Trilogia (1951, ’52, ’53).

Ebbene, secondo me, in questo primo romanzo della dilogia prequel, riesce meravigliosamente bene nell’impresa che si era prefissato, e lo fa in maniera intelligente, studiata, non banale ed anche emozionante.

 

Ammetto subito, coerentemente con i miei pensieri, che ho fatto tutto il contrario di quello che si legge consigliato in vari Forum o gruppi Facebook riguardanti Asimov e la sua Fantascienza, cioè ho cominciato ad approcciarmi alla Fondazione dai due romanzi prequel, poi leggerò la trilogia originale e infine arriverò ai due libri sequel, per leggere non nell’ordine di uscita, ma come Asimov voleva fossero letti, altrimenti, mi chiedo perché scrivere prequel e sequel. Capisco benissimo che molti lettori, ovvero la stragrande maggioranza, abbia letto prima la trilogia e poi i sequel e i prequel, perché ovviamente, ai tempi, quelle erano le edizioni disponibili e forse neanche si poteva immaginare che in futuro sarebbero addirittura usciti altri libri a rendere la narrativa Asimoviana ancora più completa, coerente e organica, e perciò, magari per affezione, consigliano l’ordine di uscita anziché quello “dei fatti accaduti” ed è per questo che capisco benissimo come  certi lettori risultino più affezionati ad un determinato tipo di lettura piuttosto che ad un altro, e magari hanno anche ragione, e in quel caso mi cospargerei il capo di cenere, o magari no, e in quest’altro caso la mia ignoranza mi avrà regalato una delle più belle letture di sempre.

D'altronde, il me 14enne che ha finito la settimana scorsa “I robot e l’impero”, non può che provare un profondo senso di soddisfazione e felicità dopo aver finito di leggere oggi il Preludio alla Fondazione; il 14enne Allunato era rimasto con troppi interrogativi nella testa, interrogativi così profondi, così diretti e così sensazionali che non si dimenticano affatto. Rimangono lì, dentro di te, sopiti.

Io, personalmente, sono molto affezionato ad Asimov, perché, oltre ad essere stato la mia primissima lettura di fantascienza, mi colpisce la sua semplicità, la sua schiettezza, il suo parlare di robot, di rapporti umani, di astronavi, di pianeti, di galassie, di tempo e spazio in maniera chiara e precisa, facile.

 

Parliamo poi di una saga letteraria che dal io punto di vista ha veramente avuto un’infausta storia editoriale. Io, come giovane lettore che ha “appena” finito l’ultimo libro del Ciclo dell’Impero, ho dovuto aspettare più di sei anni per vedere ripubblicata l’intera Fondazione da Mondadori riunita in un unico tomo, eh beh, mi direte, vai sull’usato, beh, vi rispondo, dell’assenza sul mercato di questi volumi Oscar Best Sellers Mondadori (in foto), se ne sono accorti tutti e quindi, ça va sans dire, molti “esperti” mercanti di libri non si sono fatti scappare l’opportunità di mettere un libro del 2015 a 70€ su eBay, ma questo, forse, è perché non capisco il mercato dell’editoria usata… Chissà.

Mi potrete anche dire “guarda che c’erano gli Urania, potevi prendere quelli usati, costano pochissimo!” e vi rispondo subito: ragazzi, avevo 14 anni, che ne potevo sapere delle altre edizioni? Avevo Oscar Best Seller e per me esisteva solo quella collana, 10 anni fa non c’era tutta l’informazione di ora…

 

Certo ora di aver rotto le uova nel paniere a tanta bella gente e di aver infastidito un bel po’ di lettori - magari nessuno leggerà questo blog - scrivendo le pseudo boiate di cui sopra, racconto ciò che mi piace di quest’opera di Asimov.

Innanzitutto, come ho largamente accennato, è un libro che ho amato alla follia non solo perché riesce a unire due cicli in maniera perfetta e coerente, ma l’ho adorato per come l’autore gioca con te: la risposta a tutte le tue domande la nasconde là in bella vista, come un elefante in un cementificio, è tutto grigio, lo senti barrire ma non lo vedi finché non te lo fanno vedere, e ti chiedi come sia riuscito a nasconderti tutto fino alla fine, e tu quasi ci pensi ma “Nah…” come se fosse banale e scontato, ma dentro quel “Nah…” non ti accorgi di come ci sia un universo di decisioni, di fatti, di azioni e dialoghi che alla fine non possono far altro che farti sbottare un sincero “WOW”.

Ma la cosa particolarissima di questo romanzo è che, sebbene scritto nel 1988, è incredibilmente attuale; ho trovato pensieri, frasi, considerazioni che mi hanno riportato nel presente, come se, in qualche modo, i problemi di un passato fantascientifico fossero i problemi di un presente futuro.

 

“Il futuro della fantascienza? Ci viviamo dentro. [...] Se c'è una cosa che ho imparato dalla fantascienza, è che ogni momento presente è al contempo il passato di qualcun altro e il futuro di qualcun altro.”

William Gibson

 

Non so se ora vi ho fatto venire voglia di leggerlo o se vi ho incuriosito, ma adesso, non è questo il fine ultimo di questi pensieri attorcigliati, sarà alla fine di tutto che dovrò incuriosirvi. Dovrò essere bravo a parlarvi di questo ciclo narrativo, e forse, magari, sarà allora che riuscirò a farvi fare un viaggio tra il tempo e lo spazio che difficilmente dimenticherete.

 

PS GROSSO COME UNA CASA: Potete leggere il Ciclo della Fondazione in completa autonomia, ma se non avete letto i Racconti dei Robot, il Ciclo dei Robot e il Ciclo dell’Impero vi avverto che vi perderete TANTISSIME emozioni.

 



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