Parliamo di Black Hills!

 

Genere: Narrativa italiana contemporanea, Weird, Fantasy storico, Western

Editore: Moscabianca Edizioni

Prezzo di copertina: 13,90€

Pagine: 157

Premi: Finalista Premio Italia 2020 come miglior romanzo fantasy italiano

Brossura

 

Black Hills è ufficialmente il mio secondo romanzo Wired e deriva dalla penna nostrana di Luca Mazza. Questo romanzo ci catapulta in un periodo storico abbastanza ucronico, dove un qualsiasi Giuseppe Garibaldi è letteralmente l'eroe dei due mondi, ma non come siamo abituati a conoscerlo, in questa narrazione ci troviamo un Garibaldi  con un estremamente movimentato passato alle spalle che è riuscito ad unire letteralmente due mondi culturalmente e storicamente diversi, come quello Orientale e quello Occidentale, in un'unica sorta di giurisdizione, risultano quindi interessanti e simpatici i riferimenti storici mischiati a questa sorta di ucronia, può essere divertente sentir parlare di Generali Americani che hanno combattuto nelle guerre italiane e viceversa. Eh? Cosa? Garibaldi e Custer insieme a Little Big Horn?

Secondo romanzo weird che mi è piaciuto, ehi! 2 su 2! Mi ha lasciato meno sballottamenti e interrogativi nella testa rispetto all'Uomo del Censimento di Mièville, ma non per questo mi è dispiaciuto, anzi, il ritmo è abbastanza serrato e i fatti accadono in un lasso di tempo veramente stretto, si hanno poi tutti gli strumenti per capire ciò che leggi sebbene un desiderio di sapere qualcosa del “prima” nasca e cresca dentro di te come un fuoco di erba secca.

 

Questo romanzo vede un vecchio Garibaldi, reduce di chissà quante battaglie e fregiato di ogni onore e gloria, protagonista di western ambientato in un'America ancora alle prese con le rivolte dei nativi, la storia si svolge in compagnia di un vecchio amico dell'eroe, Ofiuco, un mago, un sensitivo, uno sciamano, un tramite tra gli dèi e il mondo degli umani. I due si trovano a combattere contro un male dal colore del sangue rappreso, millenario, un'oscurità che distrugge ogni cosa che raggiunge e rende gli umani i suoi burattini, i suoi corrieri di morte, il tramite per spandere in lungo e in largo questa macchia nera portando distruzione e orripilanza ovunque si riversi.

 

Altre recensioni di altri recensori fanno risalire queste immonde creature figlie di questo eterno male all'immaginario lovecraftiano, io non azzardo questo paragone perché Lovecraft - ahimè - manca nel mio bagaglio di lettore: di questo mi vergono molto e spero in un prossimo futuro di smacchiarmi da quest'onta.

 

La potenza del Mazza sta in una scrittura a mio parere incredibilmente evocativa, è certamente prolissa ma è un prolisso buono, voluto, che consiste in un continuo "allungare il brodo" ma questo modo di dire non si addice alla storia  perché il brodo c'è, il cuore del romanzo è succulento, sapido e buono; lui allunga i discorsi, le descrizioni, utilizzando iperboli retoriche ben scritte e prolungando i periodi con smisurate perifrasi e tutto questo ti aiuta ancor di più a fiondarti in questo contesto particolarissimo, a fonderti con l’ambientazione, d'altronde tutti sono capaci a scrivere e descrivere luoghi con scientifica esattezza, e sì, è comodo scrivere "abbassò la testa", ma vuoi mettere lo stile di un "piegò a sud il mento"? Inarrivabile. Questa è, secondo me, una delle tante piccole peculiarità che rendono questo romanzo bello, perché questa parlata secondo me è come se ti facesse sentire al centro dell'azione, è come se stessi dialogando col Garibaldi, come se lo sentissi sputare a terra, come se sentissi la puzza di sigaro risalire dai suoi polmoni, come se sentissi la puzza di polvere da sparo appena uscita da una canna fumante, come se si sentisse l'odore del sangue rappreso uscire dalle viscere di quelle bestie immonde.

 

È tutto bello.

 

Concludo dicendo che non credo di aver nascosto quanto quest'opera mi sia piaciuta, sia perché ho ritrovato parecchie citazioni - anche sulla cultura western - che ho apprezzato moltissimo, sia perché ho apprezzato tantissimo lo stesso stile dell'autore per la valanga di motivi sopracitati.

 

Ora però mi accorgo certamente che per qualcuno questo stile e questa ambientazione possano risultare un po' indigesti, ma che dire, peggio per loro. Io ho trovato il tutto brutalmente squisito.

Mi trovo perciò a consigliare quest'opera a chiunque voglia, per una giornata, due o tre - in dipendenza da quanto si riesce a far durare la lettura di questo piccolo gioiellino irregolare - fare un salto in un western non classico, oscuro, a tinte brune, onirico, zeppo di morte, distruzione, decadenza e Garibaldi.

 

"Occhi turchini e giacca uguale".

 




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