Dylan Dog letti ad Aprile 2021!

 

Ok. mi tocca essere sincero. Devo dirvi già da subito che ho pensato di non prendere più Dylan Dog perché, rispetto alle ultime uscite, era stato paventato un aumento di €0,50 sul prezzo di copertina divenuto realtà a partire dall’Oldboy dell’aprile 2021. Ecco, io è da molti pochi mesi che ho cominciato a prendere assiduamente le uscite di Dylan, questo perché banalmente è una recente scoperta che mi sta piacendo, ma ho lo stesso pensato di finirla qua, subito, dopo neanche una decina d’albi… Capisco benissimo che questa è una mossa atta a contrastare i moderni problemi del mercato editoriale, ma allo stesso tempo è una mossa che infastidisce sia il vecchio lettore, che vede per l’ennesima volta l’ennesimo rialzo, e allontana il curioso, perché di punto in bianco si vede alzare i prezzi, e questo non dico che sia un po' deprimente, ma insomma… non è neanche una gran cosa… è un po' come cercare di salvarsi da una nave che affonda pompando dentro acqua.

“Non vendiamo più!”

“E allora alza i prezzi!”

In più, questo mese, oltre all’aumento del prezzo di questi irrisori 50 centesimi, c’è stata la beffa di una storia regolare piuttosto deludente.

 

No, non può finire così! Perché ogni cosa a cui mi appassiono, nell’immediato futuro peggiora? No, no, non voglio che finisca così, voglio che questa relazione tossica continui a straziarmi sentimenti ed emozioni.

 

In fin dei conti, giunti alla fine del mese, il bilancio di lettura è addirittura più positivo che negativo…

 

Dopo questa acidissima captatio benevolentiae cominciamo a parlare delle letture di questo mese.

 

Comincio il mese con la lettura della serie regolare.

Dylan Dog n.415 “Vendetta in Maschera”; soggetto e sceneggiatura: Gabriella Contu; disegni: Andrea Chella; copertina: Gigi Cavenago; di marzo 2021, 96 pagine, 3.90€.

È una storia semplice, forse un po' banale e come “Una pessima annata” e “I padroni del nulla”, mi viene da aggiungerla al la collezione delle storie fiacche e senza mordente, intrattengono e sono carine, per carità, ma non c'è nulla per cui valga la pena allontanare l’albo, tirare su la testa e pensare "WOW!".


È una sorta di “storia-denuncia sociale” dove una banda di ragazzini mascherati, per non rifinire per l’ennesima volta in qualche centro di affidamento, si nasconde in un parco e si mette a delinquere, forando piedi a persone e rubando a poveri malcapitati, e se non ci si sofferma su questo aspetto che, insomma, non ha proprio del logico, magari come storia può essere anche interessante… chessò magari aggiungi qualche flashback di ciò che hanno passato i ragazzi in modo da empatizzare un po’ per loro ma… niente, si è preferito dotare una ragazza di poteri soprannaturali: sente la malvagità; di tutto l’albo è forse questo il fattore più “misterioso”, più da “indagatore dell'incubo” che c'è, perché per il resto è nient'altro che un crime noir dove un gruppo di ragazzini è stato ingiustamente incolpato di un qualcosa che non ha fatto e il protagonista-eroe fa squadra con loro per aiutarli. 

NOIA. 


Peraltro, il finale è degno dei due mediocri albi poco sopra citati, c’è un evitabilissimo colpo di scena splatter che avranno voluto mettere perché effettivamente si sono accorti che c'era poco sangue all'interno dell'albo e quindi ok, mettiamocelo, perché no?

 

Ora però arrivano i miei pensieri ossessivi, quelli che vogliono provare a giustificare il soldo speso e il tempo impiegato a leggere quest’albo piuttosto che a fare altro, e allora penso: forse hanno voluto dare più importanza alla denuncia sociale, hanno voluto dare voce agli “ultimi”, agli emarginati… ma per fare questo perché scegliere una banda di ragazzini scappati di casa al grido “la società è un tritacarne”? È già pieno di libri, fumetti, film, serie TV e che più ne ha più ne metta che hanno come punto cardine la denuncia sociale e lo fanno in maniera ASSAI migliore di un albo da 96 pagine! Non c’è fisicamente lo spazio.

A questo punto vi consiglio di aggiungere un’altra dimensione ma per l’amor di Dio non fatecela pagare 50 centesimi in più.

E poi penso al finale. Rimasto lì, sospeso nel nulla abissale di una narrazione con grandissime lacune.

Si poteva fare la giocata, inventarsi un ciclo, una trilogia, e allora mi ci metti un albo che mi spiegava ‘sti ragazzini, il loro passato, insomma gli davi spessore e importanza e allora sì che potevi parlare di denuncia sociale, e allora sì che “la società è un tritacarne” aveva senso, e invece è stato scelto il poco spazio di un singolo albo per una tematica così importante, che a questo punto è stata addirittura sminuita, ridicolizzata.

Per concludere fatemi spezzare però una lancia… oddio, più uno stuzzicadenti, in favore di questa storia, nonostante la mediocrità è una lettura che scorre e intrattiene e ha i giusti tempi, ma per la vagonata di motivi di sopra elencati, lascia un’amara smorfia di insoddisfazione.

Non è una lettura da buttare in discarica, ma non è neanche una lettura da elevare a capolavoro, è un qualcosa di spensierato e deludente. Da limbo.

Ah! Dimenticavo! Paradossalmente le critiche che si rivolgono a questo albo riguardano i disegni... Beh mi dispiace (o forse in realtà mi piace) essere la voce fuori dal coro, ma devo dire che i disegni sono l'unica cosa di quest’albo che si salva a pieni voti: sono dinamici, sono veloci, poco descrittivi ma servono a dare dinamicità, velocità e movimento ad un ambientazione e una storia repentina, che si svolge sul filo del rasoio. Trovo pertanto i disegni azzeccati e se la storia fosse stata bella avrei promosso anche quella!

 

 

Dylan Dog Magazine 2021; copertina: Bruno Brindisi; marzo 2021, 176 pagine, 7.50€.

Dopo la delusione della serie regolare ho letto il Magazine che per fortuna mi ha ringalluzzito! Ho trovato tantissime curiosità e tanti spunti per approfondire questo tema orrorifico-misterioso di cui si tingono le storie del nostro Dylan, mi sono sorpreso di tante cose e ne ho scoperte altrettante! Veramente interessante e ben fatto.

Poi è arrivata la storia inedita. 


“Il Gioco”; soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato; disegni: Alessandro Baggi; 93 pagine.


Che dire? Dico che se questa fosse stata una storia regolare avrebbe spaccato di brutto, invece è stata legata a un magazine che ho trovato - per fortuna - nascosto tra gli altri fumetti nella mia edicola di fiducia, quindi ho il timore che non tutti abbiano potuto godere appieno di questa bella storia. Una storia molto interiore, per niente banale e veramente ben scritta, con degli ottimi spunti di riflessione e un cliffangher che “WTF!”. Ecco, questa storia mi è piaciuta molto di più di quella della serie regolare, certamente non c'è la presenza dei temi cari all’indagatore dell'incubo però mi viene quasi da dire che la storia può essere benissimo vista come un incubo reale, come un inferno sulla terra, una storia interiore, profonda ma allo stesso tempo dinamica e ben costruita che scorre leggiadra senza voli pindarici, senza personaggi randomici ed eventi troppo astrusi. 

Ora, dopo questa - posso dirlo - bella storia, c'è l'approfondimento cinematografico di Colombo. Ecco, io non so se il sarcasmo sia mero appannaggio di ogni buon critico cinematografico, ma insomma… ho letto il suo approfondimento e l'ho trovato interessante, ma ho veramente fatto fatica a finire di leggerlo perché dopo un po' mi veniva da ridere e avevo difficoltà a prenderlo sul serio e quando ho letto, a pagina 134 “donnine seminude, preda di boia arrapati” sono scoppiato a ridere. È la linea comica del Magazine questa? Oh ok eh, è una cosa naturale arraparsi, eccitarsi, è qualcosa governato dal nostro cervello, è biologia… non so, però se il tuo fine è quello di parlare in maniera oggettiva di film o proporre in maniera ugualmente oggettiva delle valutazioni di film o degli approfondimenti di film, credo che sia lasciato molto, molto, molto poco spazio a valutazioni personali e divertenti e simpatici giochi di parole.

Che poi in realtà si può fare “tutto” ok, ad esempio, nel mio caso, posso parlare quanto mi pare perché è la mia pagina del blog e non ho le parole contate per stare su di un approfondimento di un magazine annuale e quindi posso sbizzarrirmi in fantasiose, sarcastiche e pungenti critiche, come questa che state leggendo, ma da un approfondimento di un magazine che esce una volta l’anno, ci si aspetta sinteticità, oggettività di giudizio, nessuna battutina o parole fuori contesto e assolutamente nessuno spoiler. Che cazzo. Mi devi incuriosire a guardare un film.

Dopo questa rubrica cinematografica che sì, ho trovato interessante e ben scritta ma mi ha un po' ha fatto storcere il naso, arriva l'approfondimento Lovecraftiano di Gianmaria Contro. Bellissimo. Io che di Lovecraft conosco essenzialmente poco e nulla ho trovato tantissimi spunti e questo mi spinge anche dire, con sincerità, che una nuova voglia di cimentarmi nella lettura di questo autore è scaturita in me. Ora non so quando incastrare la lettura, ma devo ammettere che quella che prima era una semplice curiosità, ora è proprio voglia, un hype che spinge a informarti ed infognarti nel genere, nella lettura e nella conoscenza. Qui fortunatamente devo dire poco, che critica vuoi muovere ad un approfondimento davvero ben scritto, curioso ed omogeneo? Mi ha veramente colpito in maniera positiva.

 

Arriviamo adesso alla fine del Magazine, con la sua breve storia conclusiva.

“Charles non vuole andare”; scritto da Andrea Cavaletto; illustrato da Franco Saudelli; 23 pagine.

Un sapiente e super suggestivo utilizzo del rosso vivo non fa altro che dare inquietudine a una storia flash che già di per sé ha veramente dell'inquietante. Eccolo l'indagatore dell'incubo, spina dorsale dell’orrido, dell’inconsueto, del mistico e del misterioso. Ecco una storia che nonostante sia breve non impedirà di farvi drizzare i peli sulla schiena. 


Una più che degna conclusione di un magazine più che buono. Ora aspettiamo il prossimo anno.

 

 

Proseguendo la lettura mi sono imbattuto nell’Oldboy di questo mese, di aprile, con questa magnifica copertina a ispirazione di Edward Hopper. L’indagatore dell’incubo, decisamente straniato, è in presenza di strane e inquietanti creature che ricordano l’aspetto di qualcosa di lovecraftiano, quasi a citare il Magazine di marzo. 


Maxi OldBoy n.44 o equivalentemente, nella nuova nomenclatura, OldBoy n.6 di aprile 2021, con la copertina di Raul e Gianluca Cestaro; 192 pagine, 6.90€; composto da 2 storie in bianco e nero:

1.            Gli esorcisti. Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano; Disegni: Corrado Roi.

2.            Il mondo capovolto. Soggetto e sceneggiatura: Giovanni di Gregorio; Disegni: Nicola Mari.

Preparatevi davvero a due storie bomba, a due storie una più carina dell'altra. Se nell’Oldboy di febbraio ho saputo indicare quale fosse la mia storia preferita, quale mi aveva colpito di più, quale ho trovato più gustosa, qua è difficile, qui siamo di fronte ad un concentrato di epicità, con una narrazione e dei disegni che sono veramente qualcosa di molto bello.

La prima storia, Gli esorcisti, è nient'altro che un sovvertimento dell'ordine naturale delle cose con un’ironia, una sagacia e una capacità espressiva fuori dal comune; ho pensato “WOW” alla fine di questo albo e mi sono detto che non c’era niente da fare, questa era la mia storia preferita di quell’Oldboy, come non si fa a notare la dicotomia tra i disegni scuri, penetranti, invadenti, ombrosi e tenebrosi e la storia stessa che è quasi l’opposto dei disegni? Leggetela, per carità, è veramente un gioiellino. 


Il bello però arriva leggendo la seconda storia. No, non può essere solo la prima la mia preferita, lo è anche la seconda, e così sono giunto a conclusione che sono entrambe belle storie.  

Anche qua c'è una completa sovversione dell'ordine delle cose, qui i disegni sono perfidamente realistici, con una componente di “c'è qualcosa che non va” visibile già dalle prime tavole: un senso dello straniamento perenne ti accompagna fino all'ultima pagina senza sosta e ti fa scorrere il fumetto tra i polpastrelli come leggerissima carta velina e bom, in un attimo è finito, l’hai divorato, e ti accorgi che… cazzo se ti è piaciuto! 


 

Le storie di questo albo hanno tutte come filone principale quello dello straniamento dalla realtà, come d’altronde ci si poteva immaginare dalla fantastica copertina tanto bella quanto strana, sovvertene; e sebbene la seconda storia risulti più interiore e più a forma di pensiero della prima, la prima risulta decisamente più paradossale con quel sottile filo ironico che le mette entrambe in comunicazione, e per quanto possono essere similmente diverse sono belle storie che ti permettono di goderti l'albo dalla prima all'ultima parola, è tutto letteralmente messo lì, nero su bianco, nessuna invenzione.

 

Ora, come nella storia della Barbato nel magazine, viene spontaneo fare un confronto qualitativo tra queste storie e quella della serie regolare.

Io entrambe queste storie dell’Oldboy le ho trovate più d'impatto, meglio scritte, più chiare e con idee ben precise e sviluppate. Ho trovato storie più organiche, dalla trama più forte, è anche vero che non ho trovato nessun “insegnamento” come si prefiggeva di fare la serie regolare, ma se per mettere un insegnamento o ciò che tu reputi tale, sacrifichi una storia che poteva essere buona, allora preferisco una buona trama.

Non sacrificate le storie per favore.

 

In conclusione, questo mese:

-          Serie regolare: mediocre;

-          Magazine: più che buono;

-          Oldboy: ottimo.

Sempre a mio modestissimo e personalissimo parere.















Commenti

Post più popolari