Parliamo de L'undicesimo comandamento!
Genere: Fantascienza, Sci-fi
Editore: Mondadori attraverso la sua collana Urania, sezione Collezione
Traduzione: Andrea Tortoreto
Prezzo di copertina: 6,90€
Pagine: 184
Brossura
Anno di prima pubblicazione: 1962
Ho fatto fatica a trovare le parole per parlarvi di questo testo, cercare di mettere nero su bianco tutte le contraddizioni di una realtà deprimente e inumana, provare a descrivere una Terra sovrappopolata che cerca in tutti i modi di non affogare tra le genti, le malattie, la morte è… difficile.
Ma ci ho provato lo stesso.
Si viene catapultati nella più completa distruzione, fatiscenza, povertà e disperazione, in un mondo che sta cercando di rinascere, in una Terra che annaspa.
La storia è ambientata negli USA, a New City, una grande città sull’orlo del baratro, e sebbene l'opera inizi in maniera fortemente contro religiosa e anticlericale, non c'è una vera e propria denuncia né al credo, né alla chiesa, né ai suoi “danni”, che siano essi presenti o passati, ma l’opera gioca facilmente col futuro, su “quel che potrebbe accadere se”, quello che salta all’occhio alla lettura, quindi, già nelle prime 20 pagine, è come questa Terra dilaniata dalla popolazione, dalle malattie e dalla scarsità di cibo, sia in mano ad una élite di influenti ecclesiastici conservatori: preti potenti che tengono sotto scacco politici zerbini.
La società nella quale siamo trasportati mi viene da definirla distopica, perché? Dall’enciclopedia umana della intera conoscenza - Wikipedia - sappiamo che “una distopìa, è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa. Una distopia viene tipicamente prefigurata come l'appartenenza ad un'ipotetica società o ad un ipotetico mondo caratterizzati da alcune espressioni sociali o politiche opprimenti, spesso in concomitanza o in conseguenza di condizioni ambientali o tecnologiche pericolose, che sono state portate al loro limite estremo”, ecco, qui non c’è un Grande Fratello che controlla tutto come in “1984”, neppure una rigida selezione delle nascite come nel “Nuovo Mondo”, fatemi perciò dare una brevissima descrizione di questa meravigliosa società: è il 2190, l'umanità abita Marte, ma a New City la gente si muove in bicicletta, in carri trainati a mano o con camion a vapore. C’è una vera e propria involuzione, la scienza scoperta nel recente passato è andata perduta e tutti i migliori umani sono andati su Marte a creare una società eletta di scienziati, tecnici e professionisti, c'è una regressione della società e della moralità, violenza, malfattori e delinquenti riescono ad aggiungersi ad una Terra già martoriata da pestilenze, carenza di risorse e sovrapposizione. Ecco, non è proprio il futuro nel quale vorrei vivere.
Tutto quello che accade nella storia, poi, si può benissimo dire che accade sotto lo sguardo impotente del protagonista, costretto a guardare e a partecipare ad eventi che lui non può controllare, che lui non può conoscere, non facendo questi parte delle sue tradizioni e del suo folklore: è un marziano che di punto in bianco si ritrova ad abitare una terra distrutta, con un altissimo tasso di mortalità e con superstizioni e credenze derivanti dal più folle integralismo e fanatismo religioso. È come una barca in mezzo al mare.
Proseguendo e ultimando la lettura posso dire di aver notato diversi layers, diversi strati di lettura, ed è per questo che il romanzo può essere facilmente considerato ambiguo, è per sua natura un’opera ambigua, tutto quello che viene narrato è per così dire “duale”, anche il topic principale, quello dell'estremismo religioso, in questo caso si riesce perfino a rivalutare, perché se da una parte è una cosa estremamente e fortemente negativa, dall'altra questo “oppio dei popoli” salva le coscienze delle persone, alcuni per vivere bene hanno bisogno di credere in qualcosa, che sia un’entità ultraterrena o l’utopia di un mondo migliore; si può leggere anche una denuncia al ceto ecclesiastico che pratica il celibato ma vuole che la popolazione sia fertile, vive in ricchezza e agio mentre il resto della popolazione muore di fame, in sostanza predica bene ma razzola male; si può leggere anche una sorta di parabola ecologica, nel libro si accenna ad un olocausto nucleare, questo ha causato morte, distruzione e sofferenza ma in qualche modo ha salvato l'umanità, questa era sull'orlo del baratro con miliardi di persone che esigevano tutte lo stesso diritto al cibo, alla ricchezza e alla tecnologia, una popolazione allo stremo delle risorse e di ogni di ogni possibilità di sopravvivenza che viene paradossalmente salvata - pirricamente - dalla guerra nucleare, e io non posso che vederci anche una forte dicotomia tra la paradossale salvezza arrivata tramite l'uomo e la sua bomba atomica e quella spirituale, promulgata sempre dall’uomo attraverso la suona nuova Chiesa; in più, a dare organicità e meglio condire il tutto possiamo anche osservare una classicissima storia d’amore tra un marziano e una terrestre con tutto quello che ci gira inevitabilmente attorno.
Altro significato che non salta subito all’occhio ma per cui non serve neanche un così grosso “radar”, giusto perché lo si nota pensandoci un po’ una volta finito il libro, è il tema della caducità della vita umana, di quanto breve, marginale e insignificante possa essere la vita in confronto alle ere geologiche, al tempo, all'universo stesso, vita che può dunque arrivare ad essere così insignificante per l'essenza del tempo stesso ma che può dall’altro lato apparire così piena di significato se vissuta accanto alle persone che si amano, alle quali si vuole bene, e assume ancor più significato e compiutezza quando la si dedica a far star bene il prossimo, a migliorarne la vita, l’esistenza, il futuro, e a questo punto vi chiedo, quanto può significare un sacrificio per l’umanità intera, per il futuro stesso della razza umana?
Un’altra ennesima chiave di lettura che ho trovato è quella della capacità dell'uomo di “autoripararsi”: c'è sempre una via da percorrere e l'unico modo per salvarsi e per salvare l'umanità è nelle mani dell'uomo, come è sempre stato, possiamo certamente pensare che una qualche divinità, un qualche essere quantistico ultradimensionale, di punto in bianco arrivi a migliorarci la situazione, se questo può farci sentire meglio, ma alla fine dobbiamo essere noi esseri umani a migliorare la nostra situazione, la nostra vita, il nostro presente e il nostro futuro. Siamo noi gli artefici della nostra fortuna.
Cominciando adesso a sbilanciarsi ad una prima valutazione, questo ha proprio l’aria di un romanzo che fin dalle prime pagine fa crescere in noi il desiderio di scoprire una verità, verità che non potremo fare altro che aspettare nel finale, mentre l'autore si diverte a giocare con noi cercando dei darci indizi su indizi, partendo da un marziano che si trasferisce sulla terra, fino a richiami di citologia e biologia.
Questo, non a caso, è considerato il capolavoro di Del Rey e ho apprezzato moltissimo i colpi di scena, i cambi di ambientazione, i dialoghi e tutti quegli espedienti che aiutano a mantenere viva sia l'attenzione del lettore che la sua curiosità.
Ma abbiate un attimo di pazienza e datemi modi di farci quattro chiacchiere sul finale, ovviamente ve le propongo senza spoiler, diamine, vi devo incuriosire!
Ecco, questo libro è molto più profondo di quanto volessi pensare e di quanto credessi di immaginare, avevo grossomodo già intuito le chiavi di lettura e le possibili interconnessioni ma arrivando al finale e rimuginandoci un po’ sopra si ripensa a tutto il libro con in maniera diversa, sotto un altro aspetto, con occhi diversi: sottostorie, messaggi, insegnamenti… l’ho scientemente definito ambiguo non a caso.
Ci sono talmente tanti layes di lettura, talmente tanti pensieri-indotti, che il finale un po' "repentino", forse sbrigativo, veloce, passa in secondo, terzo, quarto, quinto piano, di fronte ad un'opera così forte, potente e attuale. Non provate però a pensare che vi stia dicendo che è un brutto finale, anzi, è stato - per me - totalmente inaspettato, aperto, etereo ed eterno, un "chissà se" spedito nell'universo, una speranza tra le stelle, un'emozione di un futuro, un brivido lungo la schiena...
È un romanzo di una spiccata maturità letteraria.
In conclusione posso assolutamente sbilanciarmi scrivendo che questa è una storia che ho trovato estremamente attuale, certo è che ai lettori odierni può far storcere un po' il naso una scrittura del genere, ma la corrente traduzione l'ha fatto scorrere via, rendendolo piacevole e moderno; a questo punto ricordo con piacere che la nuova traduzione è ad opera di Andrea Tortoreto ed è stata per me una traduzione impeccabilmente fluida, che ha dato nuova vita, una vita moderna, ad un'opera del 1962 che di per sé era già moderna, lo era al suo tempo e lo è tutt’ora, d’altro canto quando parlo di fantascienza mi viene sempre in mente la citazione di Gibson: “Il futuro della fantascienza? Ci viviamo dentro. [...] Se c'è una cosa che ho imparato dalla fantascienza, è che ogni momento presente è al contempo il passato di qualcun altro e il futuro di qualcun altro.” E benché il futuro raccontato dall’Undicesimo Comandamento di Lester Del Rey sia uno dei più brutti auspicabili, beh, pensare al fatto che su questo pianeta siamo 7,85 miliardi a vivere in un periodo storico in cui un virus implacabile minaccia la nostra stabilità, dove la minaccia nucleare è reale… [vedasi il battibecco Corea del Nord e USA di Trump del 2019]
Insomma, concludo, sul serio stavolta, dicendo che per l’ennesima volta che questo non mi pare proprio un libro vetusto e vecchio, ma anzi lo trovo moderno anche per i nostri tempi, nel 2021.
Lo consiglio.
MA FERMI UN ATTIMO!
Alla fine c’è anche un racconto di Luca Turci, premio Città di Carrara, “L’eredita di un vecchio manutentore”. E niente, la redazione Urania ha aggiunto ad un capolavoro della Classic Science Fiction un racconto che per bellezza, complessità e ambientazione può essere messo allo stesso livello. Bello, bello.
Ricordo infine che questa è una uscita Urania Collezione 218 di Marzo 2021, ora non è più in edicola, se volete questa edizione o chiedete l’arretrato al vostro edicolante di fiducia (gli arretrati sono disponibili fino ai precedenti 18 mesi), o lo cercate usato, o contattate il servizio clienti Urania ma a quel punto dovrete pagare il doppio del prezzo di copertina, oppure ancora c’è una vecchia edizione Nord e un’altra edizione Galassia che si possono facilmente trovare sul mercato dell’usato.



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