Dylan Dog letti a Maggio 2021!


A quanto pare con questo albo di maggio 2021 la Bonelli si è fatta perdonare per l'indecente albo di Aprilie, il 415 “vendetta in maschera”, in più, questo albo, il 416, oltre a vedere la variazione del prezzo dello stesso vede anche la medaglia celebrativa della Bonelli di Dylan Dog, che dire? Carina, ma nulla di realmente speciale.

 

Dylan Dog n.416 “Il detenuto”; soggetto e sceneggiatura: Mauro Uzzeo; disegni: Arturo Lauria; copertina: Gigi Cavenago, di aprile 2021, 96 pagine, 4.40€.

 

 

La storia all’interno per quanto faccia parte di Dylan Dog non è una classica storia alla Dylan Dog: non c'è un mandante, non c'è un caso da risolvere, non c'è un cliente che chiede qualcosa di impossibile, non c'è Groucho con le sue battute… insomma, non aspettatevi “il solito caso alla Dylan Dog”, ma per quanto sia diverso, beh, è pure sempre Dylan Dog.

Questa è una storia intima, spettrale, inquietante, psicologicamente brutale e… potrei buttare là altri millemila aggettivi per descrivere tutta la sequela di emozioni che mi ha suscitato la lettura di quest’albo e sicuramente sono certo che confonderebbero. 


 

Provo a cercare di limitarmi dicendo che questa è stata una storia davvero interessante e veramente ben scritta, è l’inizio di un dittico che vedrà la propria conclusione con l'albo che uscirà a fine maggio, va da se che io dopo questo ho grandi aspettative… speriamo bene.

Ma cos’è in realtà quest’albo? Perché lo dovreste comprare e leggere e rimanere entusiasti e inquietati come me?

Perché quest’albo è in realtà un viaggio interiore tra le paure di un eroe. È l'incubo dell'indagatore dell'incubo e questo non può che essere estremamente in linea col personaggio.

Quest’albo è un viaggio ultradimensionale, onirico, intimo, terreno e metafisico allo stesso tempo, di una persona non disturbata, perché Dylan non è una persona disturbata, ma di una persona che ne ha passate tante, un eroe umano che ha visto di tutto, che ha sofferto, che ha gioito, e il casus di questo albo non fa altro che fare in mondo che questo eroe così tormentato sia da solo coi suoi devastanti pensieri.

 

Questo albo è stato criticato da chiunque abbia fiato in gola e per ogni cosa, pure per le virgole, e a me questi individui che criticano per partito preso fanno un po’ ridere perché sono uguali a quelli che elogiano per partito preso, e sono uguali perché entrambi mancano di senso critico: ora, davvero, a quest'albo, che je voi dì?!

 

Vi ripeto, provando a concludere, che questo albo è un viaggio fantastico partorito dalla geniale mente di Uzzeo e reso sensibile e palpabile dai disegni ASSURDI di Arturo Lauria, anche questi - ma guarda un po' - criticati dai Dylanazi forse troppo pigri per capirne il significato stesso, intrinseco del disegno e della storia che sono un tutt’uno inseparabili, un essere simbiotico.

D'altronde, dalla quarta di copertina si legge che lo stile di Lauria è uno stile sperimentale, e secondo me, in questa storia, ci AZZECCA alla grande. Fenomenale.

 

Lascio alcune tavole parlare per me, perché io veramente non sono in grado. 


 

 

 

 

 

Poi cosa abbiamo?

Color Fest n.37 “Doppio orrore” di maggio 2021, con la copertina di Helena Masellis; 96 pagine, 5.90€; composto da due storie:

1.       “Quell’inutile complicazione”. Testi: Diego Cajelli; Disegni e colori: Arturo Lauria.

2.       “La fossa degli angeli”. Testi: Dario Sicchio; Disegni e colori: Riccardo Torti.

 

 

 

Come ogni Color Fest, questo è veramente un bell'albo.

Io devo essere sincero, ogni Color Fest che ho letto mi è piaciuto: tutti tutti, da quelli con quattro storie dentro dove queste sono veramente di poche pagine - come i primi Color Fest -, a quelli con una sola storia dentro che occupa l'intero albo, e non so perché mi siano sempre piaciuti tutti, forse per questa voglia intrinseca di sperimentare, portare sempre autori nuovi, diversi, con tutte le loro peculiarità, senza essere i classici fissi e stabili disegnatori dell'indagatore dell'incubo e in aggiunta a questo abbiamo sempre storie particolari, uniche, piccole pietre preziose di genere.

E quindi via alla diversità: Recchioni, Dell’otto, Rincione, Tanzillo, Simeone, Bonaccorso… tra i disegnatori, De feo, Rincione, Torti, Rizzo, Di Gregorio… tra gli autori.

 

Qui tornano dunque a trovarci, questa volta in veste colorata, i disegni di Arturo Lauria, l’autore che ci aveva sorpreso con il suo particolarissimo bianco e nero sulla scorsa serie regolare.


 

Vi ho già spoilerato come quest’albo mi sia piaciuto da matti?

Sia la prima che la seconda storia sono fantastiche, sebbene, secondo me, la seconda abbia un quid in più…

 

La prima è molto scorrevole e molto intrattenente, si legge veramente in un quarto d'ora e ha grandissimi richiami sci-fi che ho apprezzato tantissimo, per non parlare poi dei disegni di Lauria… mi sono piaciuti un casino, ha un che di psichedelico, di cyberpunk, con quei colori, quello stile, quel tratto… non può che essere cyberpunk, non può non essere un omaggio alla “fantascienza tech”.

La storia poi…  non ci vuole molto a capire come tutto ruoti attorno ad un essere mutaforma, una sorta di aberrazione creata dall'essere umano che ovviamente porterà a scompiglio nella vita di Dylan. Questo forse ha ben poco a che vedere con i classici incubi Dylandoghiani, ma rimane assolutamente godibile.

Veramente una bella storia.


 

 

 

Arriviamo però alla seconda, questa mi ha entusiasmato ancor di più, sia per la storia stessa, che è un tantinello più lenta, con più dialoghi e un filino di cose in più per cui stare attenti durante la lettura, sia per i disegni di Torti, accesi di crudo realismo.

Veramente qualcosa di grandioso.

Lo scorso Magazine di cui vi ho parlato un po' di tempo fa sempre su questi schermi aveva come tema il “folk horror” ovvero quell’horror bucolico dove - semplificando - il protagonista va in campagna e viene accolto da una di comunità completamente isolata dove si venerano dèi antichi, si fanno sacrifici umani e dove il resto del mondo è ignaro di tutto quello che succede.

Ok, questa storia è un richiamo fortissimo al folk horror ed è veramente: WOW.

Questo storia è bestiale, inquietante e un bel po' sanguinolenta, c’è un po' di splatter ma è tutto incastonato perfettamente nella trama, e se non vi ho ancora entusiasmato con il mio entusiasmo allora vi devo dire che questa storia ha un chiaro richiamo a “La cosa” di John Carpenter e se questo film vi è piaciuto da matti come è piaciuto a me, allora l'ultima pagina di questo albo, che è l'ultima pagina della seconda storia, vi farà letteralmente esplodere la testa. è un omaggio fighissimo e neanche troppo campato in aria.

Geniale. 


 

 

Anche questa, secondo me, è un’uscita assolutamente da avere.

I Dylan Dog di maggio hanno veramente superato le aspettative.

Entrambe le uscite promosse a pieni voti.








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