Parliamo di Fondazione Anno Zero!
Genere: Fantascienza, High Sci-Fi
Editore: Mondadori presso la sua collana Oscar Draghi
Traduzione: Gianni Montanari
Pagine: 370 (edizione in foto)
Brossura (edizione in foto)
Ho già spiegato che essendo questo libro parte di un ciclo letterario - quello della Fondazione - non metterò troppa carne al fuoco nelle chiacchiere di oggi, bensì cercherò di risparmiarmele per esporle più succulente alla fine della saga stessa.
Ebbene, questo è il secondo libro del Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov ed è l’ultimo libro della dilogia prequel, ovvero una dilogia che insieme a quella sequel si pone come obbiettivo quello di unire la Trilogia della Fondazione ai restanti Cicli Asimoviani (Impero e Robot).
Io, tutto questo, mi sono accorto che nelle chiacchiere sul primo libro non vi ho parlato e forse nemmeno accennato dei protagonisti assoluti del prequel, ossia il professor Hari Seldon e la sua psicostoria. La psicostoria è universale. La psicostoria è quella cosa che tutti vogliono ma nessuno sa cos’è, nemmeno il suo inventore; la psicostoria è un progetto così enorme e ambizioso che lo stesso professore dubita di vederlo completato mentre è in vita; la psicostoria è così affascinante e pericolosa che nelle mani sbagliate potrebbe causare morte e distruzione… o le potrebbe causare anche nelle mani giuste?
Così, mentre nel primo libro prende forma la classica storia alla Asimov, piena di azione, inganni e pericolo, che non hai idea di come finirà finché non arrivi all’ultima riga dell’ultima pagina; quest’opera invece si può suddividere in quattro sotto storie alla Asimov, ma chiariamo, se nel primo libro vediamo una storia che prende vita in un determinato periodo temporale, in questo invece Asimov indaga il RESTO della vita di Seldon, suddividendolo in 4 macro storie che coprono uno specifico arco temporale e a ogni arco temporale è dedicato un personaggio della vita del professore, in questo senso Hari rimarrà sempre il protagonista, perché i comprimari ruoteranno sempre intorno al lui come i pianeti intorno al sole, ma avranno così la possibilità di uscire dal libro e caratterizzarsi; intesi, non che il primo volume peccasse in caratterizzazione dei personaggi, anzi, sembrano soggetti autonomamente pensanti fin da subito, ma in questo caso avranno modo di non essere più dei semplici comprimari, ma avranno anche loro un ruolo chiave, da protagonisti, nella storia della Fondazione, divergendo sempre più dal ruolo dell’aiutante e del deus ex machina; l’autore si soffermerà così anche sulle loro caratteristiche peculiarità, sui loro pensieri, gli farà prendere una precisa dimensione spazio-pensante in modo da farli uscire dalle pagine del libro.
Una delle cose che più mi è piaciuta di questo romanzo è come gran parte dei comprimari presenti e già ampliamente caratterizzati nel primo, qui vengano presi da questa realtà bidimensionale che li relega alle pagine di un libro e portati a noi, faccia a faccia, diventando quasi reali. Menzione speciale poi per l’ambientazione: la scenografia della vita di Seldon è semplicemente magnifica, l'Impero, Trantor, i pianeti interni e quelli esterni, gli intrighi politici… Tutto, grazie alla semplice ma incisiva scrittura di Asimov, sembra diventare vero, palpabile. L’autore ti prende di punto in banco e ti butta senza chiedertelo in mezzo alla mischia, ti fa entrare a far parte della mischia, in un mondo, un universo, che prende sempre più forma pagina dopo pagina.
Siate pronti a tutto, e forse anche a qualche lacrima.
Che altro dire? A me questo volume, esattamente come lo scorso, è piaciuto nonostante sia meno dirompente del primo.
Il prossimo che leggerò sarà il primo capitolo della trilogia originale, quello del 1951. Prima Fondazione.
Ho grandissime aspettative.



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