Parliamo de "La terra dei figli"!
Graphic Novel
Editore: Coconino Press
Prezzo di copertina: 22€
Pagine: 288
Copertina rigida
2016
Un assoluto gioiello della letteratura italiana, non so come definirlo se non così questo graphic novel.
Di che parla?
Di un ragazzo e di suo fratello, entrambi non sanno leggere.
Dov'è ambientato?
In un futuro prossimo o lontano, dove sembra che la civiltà abbia smesso di esistere da poco.
È una vicenda umana e familiare che ti tiene saldato alle pagine fino alla fine e non sai perché.
È una storia disorientante fin dall'inizio, irrequieta, dove non si capisce assolutamente nulla ma ti dici che è normale perché sei solo alle prime pagine, è una storia già iniziata che prende il via da un momento qualsiasi nella vita dei protagonisti, seppur drammatico e inspiegabile.
Dove siamo? In che anno siamo? Perché stanno facendo quei versi? Perché ammazzano quel cane?
Una deflagrazione di domande, sensazioni e pensieri che già dalle primissime pagine ti investe senza scampo, insieme alla sicurezza che non te le scollerai di dosso tanto facilmente, cascasse il mondo.
C’è la netta sensazione che vada tutto in una precisa direzione e per scoprirlo ha solo questi indizi:
- l'ambientazione, così bucolica, naturale, quasi rupestre, nasconde a te e ai protagonisti qualcosa di essenziale per capire il tutto;
- il bianco e nero aggiunge drammaticità ad ogni evento e disegni dal tratto irrequieto, veloce, sicuro e passionale sembra quasi che vogliano dirti qualcosa, che vogliano uscire dalle pagine in cui sono prigionieri e prenderti a scossoni;
- NON ci sono i numeri delle pagine, questa storia non ha una pagina 1 e una pagina 100, una pagina chiamata 50 e l’altra 288, non c'è né inizio e né fine.
E tutto ciò non può che spingerti nella direzione dell’irrequietezza, del dramma, della tensione, facendoti sentire spaesato, confuso e disorientato.
L'ambientazione è folk e distopica. Addentrandosi tra le pagine sappiamo che è successo qualcosa di terrificante, giacché ci imbattiamo più volte in morte, distruzione e stranissime mutazioni, ma questo è come se lo sapessimo già, d’altronde la prima cosa che vediamo è la caccia di un cane e il baratto della sua pelle per del cibo...
La terra dei figli si avvale di un lessico elementare, anche volutamente errato, a dimostrazione di quanti passi indietro, piuttosto che in avanti, si sono fatti all'interno della società, i dialoghi sono essenziali, precisi, netti, ti penetrano e trafiggono da parte a parte, Gipi non ha bisogno di nient'altro di ciò che ha scritto e disegnato, non ha bisogno di perifrasi superflue o pindarici giochi di parole, è tutto la, letteralmente nero su bianco, e anzi, spesso hai la netta sensazione che alcuni dialoghi avvengano nella mentre dei protagonisti, che riescano a leggersi a vicenda, scambiandosi uno sguardo, un'espressione o un sospiro.
Le azioni dei protagonisti sono nette, sincere e sicure nella loro ignoranza, non c'è bisogno di nulla più di ciò che fanno.
L’unico topos narrativo di cui si avvale Gipi è quello in cui, se ci sono due fratelli, uno è stupido e ubbidiente mentre l'altro è intelligente e testardo, qui però non ci avvaliamo dei due aggettivi iniziali, ma li sostituiamo semplicemente con "meno furbo" e "più furbo", a estrema dimostrazione che in un mondo dove leggere e scrivere, studiare e imparare sono azioni inutili, si è tutti allo stesso livello, tutti sulla stessa barca, differenti soltanto per indole o timore. Non c’è nessuno stupido, e non c’è nessun intelligente.
Leggere questo albo è un'esperienza da fare.
Se non altro per farsi letteralmente rapire e risucchiare dalle pagine, dalle pause, dagli spazi.
Quasi che sembra di sentirlo il vento fischiare, la pioggia scrosciare, la natura muoversi al proprio ritmo, le foglie, l'erba, gli alberi, i canneti e le piantagioni frusciare, nel silenzio e nella solitudine.
Ps: ci sono delle parole chiave all'interno dell'albo che mi hanno fatto pensare anche ad un messaggio, secondo voi qual è? Io vi aspetto in DM, così ne discutiamo senza spoilerare. 😏

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