Parliamo de "Il deserto dei Tartari"!

 

Genere: narrativa del 900, Weird?

Editore: Mondadori nella sua collana Oscar Mderni

Prezzo di copertina: 12€

Pagine: 202

Brossura

Prima edizione: 1945

Edizione letta: 2017

 

Fissatevi in testa l’idea del romanzo più bello che abbiate mai letto finora, fatto? Bene. Questo è più bello.

È un romanzo che ha distrutto ogni mia certezza in ambito letterario, un romanzo che credo adesso imporrò a nuovo Dio su tutti.

 

Una meraviglia.

Tristezza, solitudine, inquietudine, speranza, competizione, predestinazione, un destino inevitabile, ineluttabile, una speranza vana.

 

Che cosa raccontarvi di questo romanzo? Beh, comincio con quello che succede, ovvero… niente.

 

Il protagonista Giovanni Drogo, giovane ufficiale che ha terminato accademia, viene mandato alla Fortezza Bastiani come membro della guarnigione; situata in un passo tra le montagne del deserto dei Tartari a guardia di una desolata, calda e inabitata landa dimenticata da dio, il protagonista crederà di essere stato assegnato là per errore.

 

Già dalle prime pagine è come leggere di un sogno, uno di quegli incubi in cui non capisci niente e ti fai guidare dalla piega degli eventi sperando di non risvegliarti urlando, sudato e affannato. è un’ambientazione talmente fuori dalla norma, talmente irreale che ci raccontiamo falsa, dev’essere frutto dell’immaginazione del protagonista, dev’essere per forza una sorta di viaggio onirico e trascendentale, ma invece ci troviamo proprio di fronte alla realtà, di fronte ad uno dei suoi infiniti loop, una realtà inquietante e alienante.

 

La vita alla fortezza è talmente monotona e fuori dal mondo che Giovanni si adopera subito per chiedere il trasferimento, per andarsene da quel maelstrom, da quel vortice capace di risucchiare ogni scintilla di vita ed è proprio qui che scopriamo però, insieme al protagonista, come sarebbe impossibile per noi andarcene da lì: ormai facciamo parte della fortezza bastiani, ormai vogliamo vedere i Tartari arrivare, vogliamo la guerra, vogliamo l’onore, vogliamo la gloria, vogliamo essere importanti, così lo stato maggiore imparerà a declassare la nostra fortezza, eccoli là! Sono sul confine…

 

Prende così luogo un fortissimo legame tra il personaggio e il lettore che definirei quasi indissolubile.

Giovanni Drogo è stregato dalla fortezza ed inchiodato dalla routine, attratto dal buco nero della speranza, e così siamo noi lettori, che per quanto non succeda nulla, non vogliamo smettere di leggere, non vogliamo smettere di perderci tra i cortili della Fortezza, tra i turni di guardia, siamo stregati da quel che ci vuole raccontare Buzzati, siamo imprigionati tra le sue pagine e sappiamo già tutto, riusciamo a capire tutto di Drogo già dall’inizio e sappiamo benissimo che non cambierà, ma aspettiamo il cambiamento, lo aspettiamo con tutte le nostre forze, come Drogo aspetta una grande guerra che lo fregerà di ogni onore e gloria noi aspettiamo che si svegli dal sonno che lo ha intorpidito per tutta una vita.

 

“Posso chiamare Il deserto dei Tartari il libro della mia vita”

_Dino Buzzati 


Ora, io Buzzati lo lessi alle scuole medie e alle scuole superiori nelle classiche declinazioni didattiche delle letture estive con “La boutique del mistero” e “Sessanta racconti” grazie a due professoresse di letteratura che credo ringrazierò a vita. (credo di non aver mai avuto pessimi professori di italiano, fortunatamente)

Fatto sta che ho bellissimi ricordi dell’autore ma non l’ho mai approfondito con un romanzo: questo è il primo. So benissimo che di tempo ne è passato parecchio, ma credo di ricordare ancora un poco quel che il Buzzati e poi beh, ho ancora il libro di antologia da spulciare, semmai.

Ricordo sensazioni di lettura veramente fuori la normalità, precorrendo il genere Weird, con ambientazioni oltre il “facilmente immaginabile” e una narrazione capace di inghiottirti ad ogni frase.

Ecco come il fiume del tempo scorre a valle senza ritornare indietro, come l’attesa caratterizzi il personaggio e dia senso e ritmo alla lettura, ecco come il deserto così isolato, infelice ed arido si oppone di netto ad una città piena di vita e di lusinghe, dove gli altri ora hanno una vita, una famiglia e la felicità: inganni di un tempo non nostro, mentre la Fortezza è capace di privarti di ogni emozione fuorché della speranza, aspettando disillusi la falce eguagliatrice.


Buzzati lo consiglio sempre a chi mi chiede qualcosa di bello da leggere, la mia copia della “Boutique de mistero” ha fatto il giro dei miei amici e dei miei parenti, perché quei racconti sono semplicemente perfetti: durano poco ed emozionano tantissimo. Ora ai prestiti ci aggiungerò di soppiatto anche questo, perché credo che sia un romanzo di una bellezza e di una complessità incredibile, capaci di spaccarti ed emozionarti in mille modi diversi, un romanzo che ti leva le parole, che ti lascia senza fiato, felice, triste, disarmato, inatteso, aperto ed esploso in mille pezzettini.

Meraviglioso.



Commenti

  1. Ho letto solo la boutique e ne sono rimasto folgorato. Ma se dovessi leggere un suo romanzo leggerei questo.

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    1. Fidati, non te ne pentirai minimamente, è un libro che personalmente ho trovato bellissimo.

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