Parliamo della "Apologia di un matematico!"
Genere: Apologia, saggio, trattato
Editore: Garzanti presso la collana Gli Elefanti
Traduzione: Luisa Saraval
Prezzo di copertina: 9€
Pagine: 107
Brossura
Prima pubblicazione: 1940
Prima traduzione: 2002
Edizione letta: 2016
Hardy, scopritore di Ramanujan, divo della matematica, tra i 5 migliori matematici puri dei suo tempo, timido ma chiacchierone, ateo fino al midollo, stravagante, sportivo, inglese, polemico, socio della Royal Society a 33anni, esuberante, intellettualmente sfarzoso, lucido, spavaldo.
Poche righe per conoscere un “genio” della matematica, uno dei matematici più prolifici del suo tempo, a cui si devono sia il “Principio di Hardy-Weinberg” sulla genetica delle popolazioni, sia l’aver scoperto un altro genio della matematica del suo tempo, Srinivasa Aiyangar Ramanujan col quale produsse la “formula asintotica di Hardy-Ramanujan”, questa usata in fisica quantistica e nella statistica di Bose-Einstein.
Godfrey Harold Hardy non scrive questo libro per parlare di lui però… anzi, nel suo scritto alla sua biografia dedica si e no due pagine; lui per 58 pagine parla della MATEMATICA, usando forse in tutto una decina forse di numeri sparsi.
Il libro comincia con una presentazione di Edoardo Visentini e una prefazione di Charles P. Snow, e già questi due contributi, che occupano una buona metà dell'opera, dovrebbero bastare a darvi un'idea su chi fosse questo Gregory Harold Hardy, della sua vita e della sua immensa passione.
Questa è un'apologia di un matematico, è la difesa - anche un po' egoistica, come lui stesso sostiene - della materia a cui lui ha interamente dedicato la vita.
È un libro che potrà sembrare un discorso intorno alla matematica, un qualcosa di semplice e discorsivo, un saggio introduttivo per incuriosire e avvicinare senza timori quanta più gente possibile alla matematica.
Falso.
A questo libro vi approcciate credendolo di poter finire in una giornata, credendolo una lettura da poter inframezzare alle altre giusto per staccare un po'.
Sbagliate.
E ve lo dico con cognizione perché ho sbagliato anche io.
È una lettura che, seppur le sia realmente veloce, nasconde un senso d'essere così bello e profondo che non si dimentica facilmente, rimane dentro, volente o nolente.
Il libro, per quanto non sia assolutamente complesso dal punto di vista matematico (conterrà si e no due formule aritmetiche), nasconde una profondità, una cultura, una dolcezza, un fervore e una malinconia assolutamente per nulla banali.
Analizziamo.
Profondità.
È un libro che tratta la matematica, ma la matematica è talmente universale che tocca ogni argomento. Potrete scoprire che la matematica è utile, perché semplifica le vite e contribuisce alla felicità delle persone, è seria perché teoremi importanti vengono usati per dare senso fisico alla realtà, è estetica perché vedere così TANTE informazioni in formule così sintetiche, piccole ed eleganti non può che stimolare un certo senso estetico in chi le guarda e le apprezza.
Allo stesso tempo però può essere inutile, che ce ne facciamo nella vita di tutti i giorni a livello pratico di a^2+b^2=c^2?
Può essere pericolosa, considerando quel ramo della matematica che sfocia nella balistica.
Ma la matematica pura, quella dura e cruda, può far del male a qualcuno?
Cultura.
Hardy si dimostra un uomo di grandissima cultura. Capace di citare Shakespeare, i grandi filosofi e i grandi letterati del suo tempo; capace di andare indietro, con la storia, fino alle origini della matematica, fino ai babilonesi, fino ai greci; e un uomo di una cultura così gargantuesca non poteva che scrivere una lirica così bella dedicata alla matematica.
Dolcezza.
Quelle che leggerete sono le parole di un uomo che oramai ha "perso" con l'avanzare dell'età, la sua creatività matematica, e che quindi ricorda i bei tempi con una certa velata dose di mestizia, forse rassegnazione, ed è per questo che, per quanto possa sembrare un libro ironico, spigoloso in certi punti, non può che farvi sciogliere, pensando a chi l'ha scritto e a perché l'ha scritto.
Fervore.
È un trattato sulla difesa della matematica, da parte di un matematico puro, che vi aspettate se non pagine dense di fervore e ammirazione verso una disciplina e una scienza che lui ha amato e studiato per tutta una vita? Una materia per cui lui stesso ha apportato notevoli contributi?
Tristezza.
Lo anticipavo poco sopra.
Godfrey H. Hardy scrive questa apologia al termine del suo culmine, e seppur si senta ancora felice, utile e soddisfatto, sa in cuor suo di non poter più apportare contributi significativi alla matematica, alla scienza.
Godfrey H. Hardy è un uomo che ha interamente dedicato la sua vita alla matematica, ma ora è matematicamente finito.
E se fosse stato un giornalista? Se si fosse invece dedicato al cricket, il suo gioco preferito? Chi sarebbe stato?
E io aggiungerei, la storia come sarebbe andata?
Apologia di un matematico è un libro scritto da un matematico che parla della matematica... Senza usare la matematica. È un libro intorno alla matematica.
È un libro che non posso che consigliare a chiunque, appassionati, non appassionati, curiosi, filosofi, scienziati, letterati… tutti.
È un libro sulla regina delle scienze esatte, ma che riesce a toccare ogni tipo di argomento, la guerra, la filosofia, la storia, l’animo umano.
È un libro enorme di 107 pagine.
È un libro che una volta finito e chiusa l'ultima pagina ti lascia un senso di commozione, soddisfazione e un-certo-non-so-che di bellezza, che arrivati a questo punto, trovo difficile continuare a spiegare.

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