Speciale estivo: parliamo di "Armilla Meccanica"!
Genere: Fantascienza, Sci-fi, Distopia
Editore: Inspired Digital Publishing
Prezzo di copertina: 3€
Pagine: 366
eBook
2021
Questo forse è più di un semplice libro, trascende la mera narrativa che intrattiene e assume le sembianze di un saggio intriso di filosofia, politica, astrattismo e ideologia.
Forse è proprio per questo che ho dovuto leggerlo due volte, complice anche l'averlo iniziato in un periodo non troppo semplice della mia vita, l'ho dovuto abbandonare neanche arrivato a metà, ma con la consapevolezza che aveva molto da dirmi.
Io in realtà mi aspettavo qualcosa di più leggero, più frivolo, ma fin dalle prime pagine, anche a causa di un linguaggio particolarmente ricercato che volente o nolente costringe a rallentare la lettura, ho intuito che fosse ben più profondo e complesso.
E quindi, dato che sono un maledetto testardo col senso del dovere, l'ho ricominciato e, seppur non ne sia particolarmente entusiasta, devo dire che non mi è del tutto dispiaciuto.
Infatti una volta letto con la dovuta attenzione e la meritata calma, rivela molto più di quanto aveva fatto con una prima e superficiale lettura.
L'umanità è soggiogata da una distopia capitalista nella quale si vive e si lavora all'interno di spire che si addensano verso il nucleo della galassia, questo abitato da un buco nero.
Poiché vicino a un buco nero il tempo scorre più lentamente, le spire in sua prossimità vengono sfruttate da imprenditori ed operai per arricchirsi velocemente, in barba alle vite umane che scorrono come sabbia tra le dita.
Come ci insegna la storia - quella vera - a grandi periodi di benessere susseguono sempre grandi periodi di malessere, e figurati se a vivere questo malessere sono centinaia di migliaia di operai incazzati vissuti per anni in spire cronodilatate.
È questo il motivo scatenante dell'intera trama, tuttavia come lettori arriviamo a storia già iniziata e i fatti antecedenti vengono narrati a frammenti durante il romanzo solo per spiegare ciò che è necessario, e a volte ci vuole davvero molto tempo prima di ottenere una spiegazione chiara degli elementi costituenti l'universo dell'Armilla.
Questo, a sentirsi carini, può essere visto in modo positivo perché in fin dei conti obbliga ad una lettura lenta e attenta, ma alla lunga dà noia leggere e non capire quello che sta succedendo.
In ogni caso però, devo dire che ho ritrovato una sensazione simile a quella avuta durante la prima lettura: l'intento informativo di questa narrazione rende il romanzo simile a un saggio filosofico, economico e religioso, il che, secondo me, rende la storia molto pesante e in alcuni punti persino indigesta.
Si passa infatti da concetti di natura socio-economica a spiegazioni di natura filosofico-religiosa nell'arco di poche pagine, e con questo si rischia davvero di perdere il lettore perché mentre è concentrato a capire un'idea, viene bombardato da un'informazione di un'altra "categoria" e questo è davvero dispersivo perché contribuisce ad una narrazione non omogenea dal punto di vista delle informazioni.
Questo è davvero un peccato perché così facendo non si riesce nemmeno a comprendere ciò che l'autore vuole comunicare, il messaggio che vuole trasmettere: mi stai parlando di economia perché anche a te sta a cuore la posizione dell'essere umano in questa società che ci vuole tutti conformi e profittevoli, oppure ti sta a cuore talmente tanto la spiritualità che la vedi come unica salvezza a questo modo frenetico che crede soltanto al dio denaro? Oppure ti piacciono i buchi neri e ci volevi scrivere soltanto un romanzo in stile distopia Hunger Games, ricchi contro poveri?
Quello che credo si debba sperare di trovare nei prossimi libri della trilogia è un equilibrio tra le spiegazioni che diventano discorsi prolissi e la storia vera e propria.
Perché se buona parte del libro è dedicata a descrizioni lunghe, dettagliate e prolisse di elementi fondamentalmente inutili, rimane ben poco spazio alla storia, che effettivamente a me è piaciuta molto e mi ha realmente coinvolto.
Chiariamoci, le descrizioni non sono alla "le Madeleine di Proust" e quindi elementi scatenanti che danno luogo ad un filone diverso ma omogeno della narrazione, sono più:
"Le stelle se ne stavano lassù a guardare la deambulazione esitante del meka condotto da Geuse come fossero matrone, dignitose e severe, affacciate sull'orlo del crepuscolo che coronava il ciglio del cratere come da un'altissima galleria teatrale, e lì ferme a fissarlo e giudicarlo."
Per carità, evocativo, ma sono 366 pagine che sei evocativo, limita queste meravigliose rappresentazioni ai momenti clou, quelli che devono davvero rimanere nella testa del lettore, in questo modo oltre ad aver disomogeneizzato le informazioni, così omogenizzi anche le emozioni e tutto diventa importante ed il lettore si stanca…
Ora però è arrivato il momento di parlarvi di ciò che ho davvero apprezzato:
- La proprietà di linguaggio dell'autore, assurda;
- La storia;
- L'ambientazione.
L'ambientazione mi ricorda le distopie fantascientifiche di cui ero appassionato da ragazzo.
Tecnologia, scienza e tanti problemi: sovrappopolazione, sfruttamento, combattimenti, inquinamento e visioni...
Non so se riesco a farvi capire l'atmosfera che il libro mi ha trasmesso, ci sono i lugubri scenari di Snowpiercer ed Ember, le imponenti macchine "meka" come in Mortal Engines, distretti di operai alla Elysium e una casta governante che decide - letteralmente - il bello ed il cattivo tempo alla Hunger Games… sebbene non ci sia nulla di direttamente riconducibile a questi titoli, questo romanzo me li ha ricordati e devo dirvi che sono ricordi piacevoli.
La storia è molto originale, ben concepita ed architettata: io non conosco nessun altro autore che abbia scritto una distopia economica del genere, sfruttando la cronodilatazione dei buchi neri… se ci pensi è geniale.
Non mi sento di bocciare totalmente il romanzo, non me la sento di unirmi allo stuolo delle 1 stelle su goodreads, perché la storia c'è, deve solo venire fuori; l'autore è capace, ne sono assolutamente certo.





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